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Cattivi odori ora sono reato

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Risultati immagini per puzza di frittoNon è proprio da sottovalutare la rottura o la presenza di fessure nella canna fumaria che aspira gli odori della cucina nel caso in cui gli odori finiscano con il diffondersi anche nell’ appartamento dei vicini. L’avvertimento viene dalla Corte di Cassazione che – seppur con la prescrizione – ha confermato la «colpevolezza» per «immissioni moleste» di una coppia di Monfalcone che abitava al pianterreno di un palazzo e che «molestava olfattivamente i vicini del terzo piano in casa dei quali «salivano gli odori dei loro intingoli per via di una «fissurazione» verticale nella canna fumaria. Una sentenza, n. 14467 della Terza sezione penale, destinata a questo punto a diventare un precedente. In particolare, ad avviso dei supremi giudici, il reato di «getto pericoloso di cose» punito dall’articolo 674 del Codice penale si può riferire anche alle «molestie olfattive, a prescindere dal soggetto emittente», quindi non importa se provengano da uno stabilimento industriale oppure da un’apparentemente innocua abitazione privata. Con la precisazione, peraltro, che quando non esiste una soglia di tollerabilità stabilita dalla legge, si deve fare riferimento al criterio della «normale tollerabilità» dei cattivi odori per il cui accertamento – spiega il verdetto- non è necessario disporre perizia tecnica, potendo il giudice fondare il suo convincimento, come avvenuto nel caso di specie, su elementi probatori di diversa natura e dunque sulle dichiarazioni delle persone offese e del tecnico di loro fiducia», chiamato ad ispezionare la canna fumaria. La coppia di coniugi dediti alla cucina «pesante», aveva fatto ricorso alla Suprema Corte, nonostante la prescrizione, contro la condanna alla rifusione delle spese legali sostenute da vicini «appestati» dai loro «fumi, odori e rumori», perchè dalla canna bucata entravano anche i rumori della vita quotidiana domestica che si svolgeva a pianterreno. Inutile dire che tra le due coppie da tempo non correva buon sangue e non solamente per problemi di natura “olfattiva”. La prescrizione era stata pronunciata dalla Corte di Appello di Trieste il primo aprile del 2014, il primo grado si era concluso davanti al Tribunale di Gorizia il 20 luglio 2011.

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