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Inps_logo_palazzo_FtgL’Ape volontaria partirà certamente in ritardo rispetto a quanto preventivato nella riforma delle pensioni. Il decreto attuativo, infatti, non è ancora stato firmato ed è difficile pensare che entro l’inizio di settimana prossima si possa essere pronti per accogliere le domande di Anticipo pensionistico. Secondo Il Sole 24 Ore, tuttavia, il provvedimento del Governo dovrebbe introdurre una sorta di clausola di garanzia nel caso in cui nel 2019 ci sia un innalzamento dei requisiti pensionistici dovuto all’aumento dell’aspettativa di vita: verrebbe infatti allungato il tempo di percezione dell’Ape, in modo da non lasciare il pensionando senza alcun tipo di sostentamento economico in attesa di entrare effettivamente in pensione. Ma quanto ci vorrà per il decreto attuativo? Secondo Repubblica, non arriverà prima di metà maggio. Mentre, scrive il quotidiano romano, già in settimana, a meno di clamorose sorprese, il Consiglio di Stato dovrebbe far pervenire il suo parere riguardo l’Ape social, in modo che si possa poi procedere alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei provvedimenti adottati dal Governo. L’Inps sarebbe inoltre già pronta con le circolari esplicative, in modo da far partire al più presto la procedura di accoglimento delle domande. Del resto chi la presenterà dopo il 30 giugno ed entro il 30 novembre entrerà in una sorta di lista d’attesa dove avranno la precedenza coloro che sono più vicini al pensionamento. I quali potrebbero dover aspettare l’inizio del 2018 per avere l’assegno Ape. Dunque ci sarà quasi certamente una “corsa” a presentare le domande entro fine giugno, così da poter sfruttare la prima finestra utile per l’Ape social, anche perché le risorse stanziate sono limitate. Lo schema del decreto attuativo permette già di calcolare i costi e quindi l’appetibilità per i lavoratori dell’Anticipo pensionistico. Il prestito previdenziale di accompagnamento alla pensione verrà calcolato in base all’importo della pensione maturata alla data in cui viene presentata la domanda di riconoscimento del diritto. In quest’importo non viene aggiunta l’Irpef che è dovuta solo al reddito da pensione e viene applicata la detrazione fiscale che spetta al momento della certificazione del diritto da parte dell’Inps. Con riferimento al calcolo della quota contributiva della pensione che parte dal 1996 per chi aveva meno di 18 anni di contributi alla fine del 1995, o dal 2012 per chi aveva almeno 18 anni di contributi entro il 1995, questa verrà calcolata tenendo conto dei coefficienti di trasformazione validi al momento della domanda, contrariamente a quanto si evinceva dalle schede dell’Inps dove era scritto che l’importo sarebbe stato equivalente a quello della futura pensione. Ecco, dunque, quali saranno i principali costi legati al prestito-Ape: una commissione di accesso al fondo di garanzia, pari all’1,60% dell’importo del finanziamento; Tan (tasso annuo nominale) del 2,8%; Taeg del 3,25%; costo dell’assicurazione contro i rischi di premorienza pari al 32%. La restituzione dell’Ape, nei 20 anni successivi al pensionamento, potrà tuttavia beneficiare della detrazione del 50% per quanto riguarda i costi di interessi e assicurazione.

 

 

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