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Assistenza e previdenza

Importi non dovuti da parte dell’INPS

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Inps_logo_palazzo_FtgIl pensionato che ha ricevuto in buona fede degli importi non dovuti da parte dell’INPS non è tenuto alla restituzione solo se gli appare plausibile averne diritto. La Cassazione Civile – Sez. Lavoro ha espresso questo principio con sentenza n. 8564/2016. Nel caso di specie, la liquidazione della pensione di anzianità è stata di importo superiore di ben dieci volte a quello dovuto. Ciò da solo porta ad escludere la possibilità della buona fede del percettore. Infatti, la sentenza in commento, preso atto della provvisorietà del provvedimento di liquidazione che recava la dicitura: “con riserva esplicita di recupero delle somme corrisposte in eccesso” e disattendendo il rilievo del ricorrente che avrebbe ricevuto per cinque anni le somme così erroneamente quantificate, ha rigettato il ricorso. In buona sostanza, non è conforme a buona fede il ricevimento di un importo tanto maggiore di quello dovuto anche in considerazione del principio secondo il quale, per rendere legittimo “l’affidamento” del privato (pensionato), è necessaria la dimostrazione, come elemento soggettivo, di possedere una “plausibile convinzione” ad aver titolo all’utilità ottenuta. Inoltre, la sentenza in commento richiama un altro principio fondamentale, legittimante il diritto alla ripetizione delle somme da parte dell’INPS e, cioè, la necessità che siano oggetto di un provvedimento di attribuzione formale e definitivo e che tale provvedimento sia stato comunicato al pensionato. Attraverso tale previsione, il legislatore ha attuato un contemperamento degli interessi dei pensionati con quelli dell’ente previdenziale (ossia della collettività) ad una gestione economica più corretta delle risorse destinate alle sicurezza sociale. A ciò si è giunti anche per effetto della riforma, avvenuta nel tempo, dell’art. 52 della legge 9 marzo 1989, n. 88, oggetto anche di una dichiarazione di parziale incostituzionalità. In conclusione, il pensionato che riceve la lettera di richiesta da parte dell’INPS di “restituire gli importi percepiti indebitamente nel più breve tempo possibile” potrà trattenerli solo se gli arretrati percepiti sono frutto di errori di calcolo (da parte dell’INPS) e tali inesattezze non siano state determinate dalla mala fede del pensionato. E’ chiaro che successivamente l’Inps potrà rideterminare correttamente l’importo della pensione effettivamente spettante al pensionato.

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