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Resistenza a più di un pubblico ufficiale: è singolo reato

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cassazione-corte-2-600x400Interessante quanto deciso dalla Corte di Cassazione, Sez VI Penale sentenza n. 39341/2017: la resistenza a più di un pubblico ufficiale, anche se accompagnata da minacce, configura un singolo reato e non tanti reati quanti sono gli ufficiali aggrediti. Questo, per lo meno, se le minacce non sono accompagnate da violenza fisica. La questione, però, è più complessa di quanto possa sembrare a prima vista: vediamo cosa ha deciso nel dettaglio la Suprema Corte. Secondo l’art. 337 del Codice Penale, la violenza o minaccia in opposizione a pubblico ufficiale, mentre questi sta compiendo il suo servizio, deve essere punita con la reclusione da 6 mesi a 5 anni. Ma cosa succede nel caso, non infrequente, in cui sia coinvolto più di un pubblico ufficiale? L’orientamento tradizionale della giurisprudenza ha propeso per l’interpretazione che va maggiormente a svantaggio dell’accusato: i reati sono tanti quanti sono i pubblici ufficiali a cui si è fatto resistenza, anche se il tutto avviene nello stesso momento. Questo perché il colpevole offende il libero espletamento dell’attività di potere di ogni pubblico ufficiale coinvolto. Questo argomento è stato confermato anche dalla recente sentenza della Cassazione n. 35277/2017, che ha affermato in particolare che l’opposizione violenta e la minaccia alla persona sono nella pratica tipici di ogni caso di resistenza a pubblico ufficiale. Molte delle sentenze della Suprema Corte degli ultimi anni hanno invece optato per un’interpretazione meno stringente della legge, asserendo che il reato di resistenza a più pubblici ufficiali è uno solo in quanto a essere tutelato dalla norma è –in astratto– il regolare svolgimento della funzione pubblica e non i diritti dei singoli ufficiali. Al limite, si legge nelle sentenze, potrebbe esserci più di un reato se l’accusato si rendesse colpevole di percosse contro gli ufficiali che sta già ostacolando nelle loro funzioni. Nel caso di specie, quello riportato dalla sentenza della Suprema Corte, il cittadino che ha minacciato i pubblici ufficiali è stato dichiarato colpevole di un solo reato. L’uomo, gestore di un bar, aveva “proferito delle espressioni minacciose” nei confronti di due agenti della Polizia, intimando loro di abbandonare il locale: ebbene, secondo la Corte la minaccia per sua natura si può risolvere “in un’unica azione con plurimi destinatari”. Il comportamento è stato quindi adottato con un’unica condotta e costituisce un singolo reato. Diverso sarebbe, specificano gli Ermellini, il caso della violenza fisica, che normalmente presuppone una condotta più articolata in relazione ai suoi destinatari.

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